Belgian IGA

Eccoci qua, dopo un anno giusto, di nuovo a parlare di IGA !!

Per chi non fosse ancora a conoscenza di questo nuovo e stupendo stile di birra prettamente italiano ( Italian Grape Ale ), consiglio di dare qua un occhiata al nostro vecchio articolo.

Come già detto più volte è uno stile decisamente libero, dove ognuno può dare pienamente sfogo alla propria creatività brassicola, senza dover mentenere le dure imposizioni del BJCP ..

Quest’anno, a differenza dello scorso anno, dove ho dato importanza solo all’aroma fruttato delle uve, ho deciso di cambiare e di strizzare l’occhio al mondo delle birre Belghe; utilizzando appunto un grist e un lievito proprio di questo stile. Perchè questa scelta ?? Perchè ho deciso di trasformare la mia IGA in una birra di Natale, con un deciso carattere da sorseggiare nelle fredde sere invernali.

Ma veniamo ora alla ricetta creata sulla nuova webapp Brewfather; un semplice e completo software che si trova online ( potete anche trovare una recensione dell’ amico Davide  in questo link  )Schermata 2018-09-10 alle 12.11.47.png

La ricetta prevede un grist semplice composto dal golden promise, pale ale inglese molto chiaro, ottimo per le birre semplici dove è il luppolo da far da padrone, e dallo special B che da colore alla birra e un notevole gusto di malto caramellato con note di frutta secca ( prugna ). Prevedo solo una luppolatura in amaro che raggiunga un rapporto BU:GU di 0,50 equilibrando sia la parte maltata che luppolata. La fermetazione la faccio condurre dal lievito Abbey della Lallemand ad una temperatura di 18°,  aspettandomi un profilo speziato/fruttato, che spero si possa combinare al meglio agli aromi date dalle uve….. UVE… che uvaggio ci mettiamo ?? In mancanza di uve nostrane, usero dell’ uvaggio piemontese, quale il Cortese, che esprimono un vino con note delicate e un corpo snello.

Il mosto di Cortese compone in ricetta ben il 32% della parte fermentabile e viene aggiunto negli ultimi 10 min di bollitura, al fine di garantire aromi, ma senza portarsi dietro batteri o lieviti presenti sulle uve. L’ idea infatti che ho io di IGA è quella dove il mosto di uva non vada troppo a caratterizzare la mia birra, ma che debba far parte solo della parte aromatica.

Successivamente alla prima fase fermentativa ho intenzione di aggiungere al mosto fermentante, una parte di scaglie di quercia, al fine di cammuffare un passaggio in botte. Questo passaggio infatti garantirebbe alla birra un altra componente aromatica derivante dal legno, e ammorbidirebbe notevolmente tutti gli aromi spigolosi della giovane birra. Infatti la birra seguirà poi una maturazione in bottiglia di 2/3 mesi, fino al Natale ’18.

Spero che anche quest’anno l’articolo sulle IGA vi sia stato di interesse e spunto !! Salute !!

 

 

Barley Wine … progettiamo la ricetta

Cenni storici

Per secoli sono state prodotte in parallelo con le Strong Ale con varie formulazioni in Inghilterra ed erano note con varie denominazioni. I moderni Barleywine si rifanno alla Bass No. 1 che fu chiamata per prima Barleywine nel 1872. I Barleywine erano più scuri fino a che la Tennant (ora Whitbread) produsse per prima la Gold Label (un Barleywine dorato) nel 1951. Di solito è la birra più forte prodotta da una birreria e negli anni recenti sono apparsi sul mercato prodotti millesimati offerti ai consumatori come specialità invernale a serie limitata. Lo stile originale ha ispirato varianti in Belgio, USA e altrove nel mondo.

OG: 1.080 – 1.120 Schermata 2018-03-08 alle 12.14.27

FG: 1.018 – 1.030

IBUs: 35 – 70

BU-GU: 0,94

SRM: 8 – 22

ABV: 8.0 – 12.0%

un tripudio di ricchezza di malto e gusti intensi e complessi. Corpo ricco, quasi masticabile, con calore alcolico e piacevole fruttato o luppolato. Quando è invecchiata può assumere gusti simili al Porto. E’ una Birra prettamente invernale.  Il carattere dei Barleywine può cambiare in modo significativo col tempo: sia le giovani che le mature dovrebbero essere apprezzate per quello che sono. Il profilo del malto può variare molto e non tutti gli esempi posseggono l’intero spettro di gusti e aromi possibili. Le varietà più chiare non possono avere i gusti di malto ricco e caramello e neppure il tipico fruttato da frutta scura secca: non bisogna aspettarsi gusti e aromi impossibili per una birra di quel colore. Tipicamente scritto “Barley Wine” nel Regno Unito e “Barleywine” in USA.

 

Come procedere

• Usate l’estratto di malto per raggiungere la densità iniziale desiderata. Prendete in considerazione l’aggiunta di nutriente per il lievito se l’estratto di malto rappresenta più del 50% della vostra densità.
• Limitate i malti speciali a non più del 15% del totale.

• Usate luppoli in pellet con elevati alfa acidi per raggiungere un livello di IBU compreso tra 50 e 100.
• Per il sapore e l’aroma scegliete una luppolatura americana oppure inglese, facendo affidamento sul Cascade per la prima e sull’East Kent Goldings per la seconda.

• Le aggiunte di luppolo da aroma sono facoltative, essendo più tipiche degli esempi americani che dei tradizionali Barley Wine inglesi.
• Scegliete un lievito Ale resistente e con buone capacità di attenuazione, 55-85%.
“• Preparatevi a inoculare il doppio del lievito che usereste per una birra con una densità “normale”. Riutilizzate il lievito di una produzione precedente o usate un lievito secco.

• Ossigenate energicamente il mosto. Risospendete o reinoculate il lievito durante la fermentazione secondaria per assicurare la completa attenuazione del mosto.
• Fate un dry hopping nel fermentatore secondario usando da 40 a 60 g del luppolo che avete scelto in 20 l di birra. In alternativa, potete aggiungere la stessa quantità di luppolo in infusione al termine della bollitura nel mosto ancora caldo.

Calcola i tuoi Grani per la ricetta!!

IGA … Italian Grape Ale

E’ arrivato il momento di parlare di IGA !!!  Molti appassionati di birra e non, si domanderanno di cosa si tratta questo acronimo e di che genere di birra stiamo parlando.

Non è un tipo di birra ma è uno stile di birra vero e proprio, al 100% Italiano… E’ nato e viene prodotto solamante in italia è rientra addirittura nella famosa Beer Judge Certfication Program 2015. 

Le IGA sono un connubio tra la nuova cultura birraia italiana e la vecchia cultura enologica radicata da secoli nella nostra penisola. Queste birre infatti sono un insieme di mosto d’orzo e mosto d’uva con una proporzione bilanciata di entrambi.

Ma vediamo ora come vengono classificate e descritte dal BJCP 

UnknownPosizionamento suggerito di stile: Categoria 29 (Birra di frutta)
Impressione generale: Una birra italiana talvolta rinfrescante e talvolta più complessa caratterizzata da varie varietà di uve.
Profumo: Le caratteristiche aromatiche di una particolare uva devono essere evidenti, ma non dovrebbero sopraffare gli altri aromi. Il carattere dell’uva / vino dovrebbe essere piacevole e non dovrebbe avere difetti come l’ossidazione. Il carattere del malto è di solito frenato, mentre l’aroma del luppolo può variare da medio basso a quello assente. Alcuni esempi possono avere un carattere selvatico basso o moderatamente basso descritto come barnyard, terroso, caprino, ma non dovrebbe essere così intenso come in un lambic . Nessun presenzza di diacetile.
Aspetto: Il colore può variare dall’oro al marrone scuro. Il colore rossastro / rubino è di solito dovuto all’utilizzo di varietà di uva rossa. Bianco alla testa rossastra con generalmente una ritenzione media bassa. La chiarezza è generalmente buona, ma può essere influenzata dall’uso dell’uva.
Sapore: Molte interpretazioni sono possibili. Come per l’aroma, il carattere dell’uva (mosto o vino) deve essere presente, ma può variare da sottile a medio intensità. Le varietà di uva possono contribuire in modo diverso al profilo del sapore: in generale i sapori di frutta tropicale (pesca, albicocca, ananas) possono provenire da uve bianche e sapori di frutta rossa (ad esempio, ciliegia, fragola) dalle varietà di uve rosse. Altro carattere fruttato di origine fermentativa è anche comune. Possono essere utilizzati diversi tipi di malto speciali, ma devono essere sostenitori ed equilibrati, non tanto importanti da sovrastare la birra base. Il carattere di cioccolato arrostito e / o forte è inopportuno. Alcune note acide sono comuni e possono contribuire a migliorare la bevibilità ma non devono essere prominenti come nella birra fiamminga / Lambic. I sapori di quercia, insieme a alcune note barnyard, terrosi, capricciose, provenienti dall’invecchiamento in barili possono essere presenti ma non devono essere predominanti. I sapori di amarezza e luppolo sono generalmente bassi. Diacetilico da molto basso a nessuno.
1.055 – 1.065 1.008 – 1.015 5,0 – 6,5%.
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Mouthfeel: La carbonazione media-alta migliora la percezione dell’aroma. Il corpo è generalmente da basso a medio e una certa acidità può contribuire ad una maggiore percezione di secchezza. Esempi forti possono mostrare un po ‘di riscaldamento, ma senza essere caldo o solvente.
Storia: prodotta da molte birrerie artigianali italiane negli ultimi anni, rappresenta una comunione tra birra e vino promossa alla grande disponibilità locale di varie varietà di uva in tutto il paese. Possono essere espressione di territorio, biodiversità e creatività del produttore. Normalmente considerato birra di specialità nell’ambito dei prodotti della birreria.
Ingredienti: Pils o malto di base pallido con alcuni additivi (se esistenti) o malti speciali. Il contenuto di uve può rappresentare fino al 40% di tutta la frantumazione. Il mosto d’uva o seba (a volte bollito prima dell’uso) può essere utilizzato in diverse fasi: bollire, fermentazione primaria / secondaria o invecchiamento. Il lievito di vino può mostrare un carattere neutro (più comune) o un profilo fruttato (ceppi di origine inglese e belga). Un’ampia gamma di varietà di luppolo può essere usata in quantità ridotte per non caratterizzare eccessivamente la birra.
Statistiche vitali: OG: 1.043 – 1.090 IBUs: 10 – 30 FG: 1.007 – 1.015 SRM: 5-30 ABV: 4.8-10%
Esempi commerciali: Montegioco Tibir, Montegioco Open Mind, Birranova Moscata, LoverBeer BeerBera, Loverbeer D’uvaBeer, Birra del Borgo Equilibrista, Barley BB10, Barley BBevò, Cudera, Pasturana Filare !, Gedeone PerBacco! Toccalmatto Jadis, Rocca dei Conti Tarì Giacchè.

Parliamo dunque di un birra molto volubile come ricetta, si parla di malti base come il Pils con aggiunta di qualche malto speciale che dia un pò più di corpo ma non aggiunga gusti troppo caramellati o altro.

L’ utilizzo del mosto d’uva è soggettivo, si possono utilizzare mosti di uve bianche o rosse a seconda di che fragranze e oromi si vogliono dare alla propria birra.. Solitamente però queste note fruttate non devono sopraffare troppo quelle derivanti dai malti e dai luppoli, infatti le percentuali di inoculo sono inferiori del 40% dell’ intera massa fermentabile.

I tempi di inoculo possono essere svariati, alcuni birrifici aggiungono il mosto d’uva  fresco o concentrato direttamente nelle ultime fasi di bollitura o durante la fase di fermentazione. La scelta dei lieviti anche qui può essere varia, infatti possono essere utilizzati lieviti prettamente per birre ad alta fermentazione o lieviti specializzati per le uve. I tempi di fermentazione sono lunghi, solitamente superiore ad un anno, dove il mosto viene lasciato fermentare in bottiglia o in botti di legno per permettergli di prendere una nota vigorosa.

Consigliamo a tutti di provare ad assaggiare queste birre che si distinguono da tutto il mondo della birra… e Salute!!

Vendemmia .. Solfitanti e Lieviti

Cari amici appassionati di vino, oggi volevo parlarvi del’ importanza del’ utilizzo dei solfitanti e dei lieviti nella vostra piccola o grande vendemmia. Da anni noi consigliamo e sollecitiamo i nostri clienti ad utilizzare questi prodotti al fine di migliorare il vostro vino, ma soprattutto a non danneggiarlo.

Molti sono ancora convinti che il vino vada fatto come una volta, senza aggiunta di nulla e senza aiuti … e sinceramente sono pienamente d’accordo con loro !! Ma purtroppo le cosa cambiano e molte volte bisogna adattarsi ai nuovi cambiamenti; ma ora vediamo cosa effettivamente sono questi benedetti solfitanti e lieviti !!

UnknownIl SOLFITANTE è diventato un pò lo spauracchio di tutti, ma non è nient’altro che il coadiuvante della vostra fermentazione !! Ma vediamo ora nello specifico di cosa è composto e qual’è il suo effetto ..

COMPOSIZIONE: potassio metabisolfito 60 %, ammonio fosfato bibasico 22 %, ammonio solfato 18 %.

 

DOSE: a seconda dello stato di maturazione delle uve. Mediamente 15/25 gr/Qle sulle uve rosse. Sulle uve bianche 15/20 gr.

CARATTERISTICHE: polvere bianco-giallastro con leggero odore di solforosa. Agisce come regolatore della fermentazione, esaltando l’azione dei lieviti ellittici ed inibendo i lieviti selvaggi. Inibisce l’effetto anti fermentativo presente sulle uve trattate con agenti anti-muffe. L’uso del Solfitante consente una maggior resa alcolica, un colore più accentuato e definito nei vini rossi e una migliore serbevolezza dei vini. L’azione antimicrobica del metabisolfito, unita alla buona alimentazione dei lieviti, garantita dai sali di ammonio, prevedono alla diminuzione delle lunghe e stentate fermentazioni.

UTILIZZO: aggiungere il prodotto sulle uve alla pigiatura, oppure subito dopo, comunque prima della fermentazione. Indispensabili successive follature e/o rimontaggi.

lievito_zymoferm_cerevisiae

LIEVITI, appartenenti alla famiglia dei saccharomyces cerevisiae, sono gli stessi lieviti presenti nelle vostre uve, ma vediamo nello specifico cosa sono.

COMPOSIZIONE:

lievito secco attivo saccharomyces cerevisiae estratto da uve di annate precedenti.

APPLICAZIONI: specifico per enologia; si impiega sia per le fermentazioni primarie, ma può trovare valida utilizzazione anche in caso di arresti fermentativi.

CARATTERISTICHE: scarsa produzione di schiuma; elevata attività fermentativa; basse produzioni di acidità volatile; opera da 10 a 11 sino a circa 38 ° C di temperatura; tollera sino a 70 mg/l di so2 libera;esalta le caratteristiche organolettiche dell’ uva.

UTILIZZAZIONE: di norma si impiegano 10 / 20 gr/Hl reidratando preventivamente il prodotto in acqua tiepida zuccherata. Si procede reidratando per esempio 500 gr di prodotto in 5 lt di acqua tiepida (35-40°) e 250 gr di zucchero. Dopo 15 minuti agitare la soluzione e aspettare che la soluzioni monti di volume, successivamente addizionare al mosto ed infine rimestare. Per lunghe o stentate fermentazioni, in cui il vino rimane dolce e non arriva a 0 sul mostimetro, è utile e necessario intervenire con una dose di 30/50 gr/Hl.

CONSERVAZIONE: in ambienti  freddi con scarsa umidità. Mantiene cira 25 miliardi di cellule attive per grammo anche dopo un anno.

Ricordiamo a tutti la loro importanza per ottenere il massimo dal vostro vino e non avere brutti scherzi !!

Vi aspettiamo tutti presso il nostro esercizio commerciale per ulteriori spiegazioni e chiarimenti

Vino o Birra ??

Ora dell’ aperitivo e non sai ancora cosa bere ?? Il dubbio che ti pervade è quello se dissetarti con un bel bicchierone di birra o degustarti con tutta tranquillità un bel calice di vino con i tuoi amici ??

Qui sotto potrete tovare una breve ed illustrativa guida per chi ha dei gusti decisi ma indeciso su cosa bere !!

Dunque … Salute !!

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Il tappo di sughero e come tapparlo

Avete preso in considerazione le diverse tipologie di tappo (sughero, sintetico, a vite, a corona) e avete deciso che il tappo di sughero, con il suo fascino tradizionale, è quello che fa per voi e per il vostro vino che vi preparate ad imbottigliare?
Ecco allora qualche consiglio per l’acquisto dei tappi, la corretta tappatura e gli accorgimenti per evitare ogni sorta di guaio e, infine, qualche raccomandazione per conservare correttamente i tappi di sughero avanzati sino al prossimo utilizzo.

 

L’acquisto del tappo

Prima di acquistare i tappi occorre considerate i seguenti elementi:

  • la tipologia di vino e le vostre abitudini di consumo: state imbottigliando un vino che si esprime al massimo molto giovane e pensate di consumarlo entro un anno, oppure è un vino che deve maturare un po’ e il vostro consumo non è molto forte per cui il le bottiglie dovranno riposare per due o tre anni? Nel secondo caso sarà bene che il tappo sia di ottima qualità, affinché non si deteriori lasciando entrare l’aria o trasmettendo cattivi odori al vino
  • le caratteristiche della bottiglia (profilo, diametro del collo e spessore): verificate attentamente le dimensioni delle bottiglie che utilizzerete e non fidatevi solo delle indicazioni sulle confezioni dei tappi: anche bottiglie dello stesso modello (bordolese, emiliana, o altro) possono avere misure e spessori differenti da una vetreria all’altra

Ebbene, quale tappo scegliere?
I tappi di sughero naturale possono essere di diversi tipi: monopezzo, compensato, agglomerato, twintop, incapsulato… I tappi monopezzo sono i migliori, ma anche i più costosi, per cui sceglieteli se avete investito in un vino sfuso di pregio e disponete di un luogo idoneo alla conservare delle bottiglie dove lasciarlo maturare. In particolare, i tappi di sughero naturale monopezzo “superiori” si riconoscono dall’uniformità del sughero e dalla minima presenza di segni.
Se, invece, dovete imbottigliare un vino per il consumo quotidiano, magari di qualità ma di pronta beva, potete serenamente ripiegare sui tappi tecnici in agglomerato, ossia ottenuti da una miscela di granella di sughero e collanti.

Il problema principale con i turaccioli di sughero è il “difetto di tappo”. Purtroppo tale difetto non è un’eccezione rarissima (si stima che possano esserne affette sino al 12% delle bottiglie prodotte) e non è in alcun modo prevedibile o evitabile, ad esempio tenendo le bottiglie in piedi anziché coricate. Causa di tale difetto è la presenza di composti organici, già presenti nel sughero e derivanti da muffe o funghi sviluppati dalla pianta da cui il materiale è stato estratto: anche se il vino non è in diretto contatto con il tappo, l’odore lo contamina comunque.
Oggi alcune aziende hanno sviluppato dei sistemi di analisi che controllando tutti i tappi prodotti e riescono a individuare quelli difettosi. Altre aziende hanno messo a punto trattamenti specifici in grado di controllare la produzione di questo tipo di sostanze: è recente la notizia di un nuovo brevetto per la sanificazione del tappo in sughero che sarebbe in grado di abbattere significativamente la contaminazione da Tca (tricloroanisolo, la sostanza prodotta dal Armillaria mellea, il fungo parassita della quercia da sughero) ma l’obiettivo finale è l’annullamento del rischio. Naturalmente tali accorgimenti hanno un costo che va ad innalzare il prezzo di questa tipologia di tappi.

Albero da sughero - Sughera

Per le misure del tappo considerate questi consigli:

  • 4,5 centimetri di altezza sono sufficienti per un tempo di conservazione di un anno o poco più: quanto più a lungo il vino dovrà riposare in bottiglia, tanto più lungo dovrà essere il tappo. Attenzione: quando travasate il vino, per definire fino a quale livello riempire la bottiglia, considerate che introducendolo, il tappo si allungherà di circa mezzo centimetro per effetto della compressione esercitata dalle pareti
  • scegliete un diametro di circa 3-4 mm in più del diametro interno del collo della bottiglia in modo da esercitare una pressione adeguata sulle pareti di vetro ma non rendere eccessivamente difficoltosa la tappatura. Se il vino è però frizzante, sarebbe meglio utilizzare un tappo un po’ più robusto, capace di resistere ad una pressione superiore che potrebbe anche farlo saltare.

E’ sempre consigliabile acquistare una quantità di tappi congrua con il numero di bottiglie che ci si accinge a riempire anche perché i tappi non dovrebbero essere conservati per più di sei mesi – un anno dalla data di produzione: di norma la troverete indicata sulla confezione o in alternativa troverete indicata direttamente la data entro cui utilizzarli. Tuttavia se non foste riusciti a consumarli tutti, di seguito troverete qualche consiglio per la corretta conservazione dei tappi.

Consigli per tappare e bottiglie di vino­

    1. Controllate attentamente che il collo della bottiglia sia asciutto: in effetti avrete già provveduto a fare asciugare bene le bottiglie prima di introdurvi il vino, ma è possibile che la bottiglia sia troppo piena o che durante il travaso un po’ di vino abbia inumidito le pareti di vetro oppure, ancora, che la differenza di temperatura tra il vetro e il vino abbia generato uno strato sottile di condensa. Questa umidità può compromettere l’elasticità e quindi la tenuta del tappo, fate attenzione.
    2. Spingete il tappo all’interno del collo sino a che non sarà sottomesso di circa un millimetro rispetto alla sommità della bottiglia
    3. Non riempite troppo le bottiglie: il livello massimo dipende dal tipo di bottiglia ma, come regola di generale, potete considerare di lasciare almeno 15 millimetri dal tappo alla superficie del vino. Considerate anche che con l’innalzamento della temperatura il vino aumenta un po’ di volume, quindi correggete di conseguenza il valore sopraindicato, che possiamo considerare valido per un range tra i 15° e i 20°. Infatti, nel caso di un repentino innalzamento della temperatura, un volume d’aria troppo piccolo potrebbe causare un pericoloso incremento della pressione interna
    4. Subito dopo avere tappato le bottiglie tenetele in piedi per un po’ di tempo. Il tappo impiegherà infatti un po’ di tempo a recuperare tutta l’elasticità e ad aderire perfettamente al collo della bottiglia. C’è chi dice che si possono coricare già dopo un’ora o due, noi ci sentiamo di consigliare di aspettare un giorno per essere certi di avere una tenuta impeccabile. (Naturalmente non è obbligatorio coricare le bottiglie se avete imbottigliato un vino beverino con l’idea di consumarlo tutto in pochi mesi ).

Corretto inserimento del tappo di sughero nella bottiglia di vino

Problemi che possono insorgere a causa di una cattiva tappatura

  • Espulsione del tappo
    Quando il tappo è troppo morbido, per un difetto del materiale o per un eccesso di umidità, può non esercitare un’adeguata pressione sulle pareti del collo della bottiglia e quindi venire espulso in parte o in tutto
  • Colatura del vino
    Può accadere che il vino filtri tra il tappo e il vetro della bottiglia e coli all’esterno. Le ragioni possono essere diverse: un tappo troppo piccolo per il diametro della bottiglia o un disseccamento del tappo che ne determina una riduzione del volume. In entrambi i casi, il danno connesso alla fuoriuscita non è il solo: il vino non è più isolato dall’ossigeno e quindi possono quindi sviluppare le malattie del vino
  • Rottura del tappo durante la stappatura
    E’ un problema non da poco perché rende molto difficile estrarre il tappo senza che piccoli frammenti cadano nel vino. La causa può essere connessa a una falla, una debolezza intrinseca del tappo, oppure alla conservazione in un ambiente troppo secco che rende asciutto e fragile il tappo. Talvolta può capitare che il tappo si rompa a causa di un utilizzo scorretto del cavatappi (inserimento scentrato o scarso affondamento) o da un utilizzo di un cavatappi inappropriato (con la vite troppo grande o troppo corta).

Come conservare i tappi di sughero

  • Conservate i tappi in un luogo chiuso, pulito, asciutto e ben areato
  • Mantenete le temperature entro i 20° e l’umidità relativa tra il 50 e il 7%. Nel caso in cui la temperatura sia scesa tra i 5 e i 15 gradi, prima di utilizzare il tappo attendere che si sia “acclimatato”
  • Non conservarte i tappi vicino a sostanze che posano emanare odori penetranti (come vernice, benzina, detersivi a base di cloro,…)
  • Mantenete i tappi al riparo dai raggi solari.

L’ ABC dell’imbottigliamento (parte 2)

…Riprendiamo il discorso lasciato nell’ articolo precedente L’ ABC dell’imbottigliamento (parte 1)

1.La preparazione delle bottiglie

schermata-2016-12-15-alle-11-08-56E’ importantissimo utilizzare sempre bottiglie ben pulite e asciutte, quindi se non sono nuove lavatele bene prima di riempirle. Per il lavaggio è in genere sufficiente l’acqua calda e in caso di incrostazioni e depositi resistenti la pulizia con uno spazzolino idoneo e detergenti  professionali  che non trasmettono al vino odori e gusti strani. Dopo il lavaggio fate asciugare le bottiglie capovolte molto accuratamente: anche una piccola traccia di umidità può rovinare il vino.

Dunque, prima di iniziare il travaso è importantissimo avvinare le bottiglie facendo passare un po’ di vino fino a bagnare tutta la parete interna, per togliere qualunque traccia di umidità, (il vino utilizzato può essere passato da una bottiglia all’altra).

2.Il travaso

I vini acquistati presso cantine professionali non necessitano di ulteriori lavorazioni, pertanto non è necessario filtrarli.

Ponete la damigiana su un piano più alto rispetto a quello delle bottiglie e iniziate il lavoro con la cannula da travaso (dalle nostre parti cantabrina o cantabruna) facendo in modo che il vino fluisca lentamente lungo le pareti della bottiglia.

Quando iniziate il travaso è meglio completare il lavoro sino a svuotare completamente la damigiana: nel caso in cui debba restare per diversi giorni mezza vuota, l’eccessiva ossigenazione potrebbe pregiudicare la qualità del vino rimasto.

A questo proposito, vorremmo farvi presente la praticità del bag in box: questo contenitore certo manca di fascino e di romanticismo ma presenta, rispetto alla damigiana, alcuni vantaggi pratici:

  • se interrompete il travaso, il vino non può incorrere nel rischio di ossidazione perché, mano a mano che si svuota, la sacca interna in plastica si accartoccia su se stessa impedendo all’aria di entrare
  • la scatola in cartone è molto maneggevole, può essere facilmente collocata su un ripiano più alto ed è munita di un piccolo rubinetto per cui per riempire le bottiglie non avrete bisogno di utilizzare la cannula.

Ancora un consiglio: non riempite troppo le bottiglie (lasciate circa un paio di centimetri dal tappo, un po’ di più se il vino è mosso o frizzante) perché con il caldo il vino aumenta di volume e potrebbe smuovere il tappo e fuoriuscire oppure rompere la bottiglia. Terminato il lavoro è opportuno lavare subito bene con acqua calda la cannula, farla asciugare e riporla in un luogo pulito e asciutto.

3.La tappatura

schermata-2016-12-15-alle-11-09-30Qualsiasi tappo scegliate sarà necessario attrezzarsi con una macchinetta apposita.

Per una questione igienica è meglio non maneggiare troppo i tappi prima dell’imbottigliamento. Non riutilizzare assolutamente tappi già adoperati, di nessun genere, poiché non garantiscono una chiusura perfettamente ermetica.

Tappate le bottiglie appena terminato il lavoro così da non lasciare troppo a lungo il vino a contatto con l’aria, fatto che, come già detto, può compromettere le qualità organolettiche del vino.

Dopo l’imbottigliamento occorre lasciar riposare il vino in bottiglia per un paio di giorni prima di poterlo consumare.

4.La conservazione del vino

E’ molto importante conservare le bottiglie in un luogo fresco senza eccessivi sbalzi di temperatura con poca o senza luce e senza odori.

Le bottiglie possono essere conservate sia in orizzontale che verticale. In genere la posizione orizzontale è consigliata per i vini da invecchiamento ma, come già detto, per questi vini non è il caso di cimentarsi con l’imbottigliamento domestico: è consigliabile esaurire la scorta domestica entro un anno dall’imbottigliamento.

Infine, vi suggeriamo di completare il vostro lavoro con delle etichette che, oltre a conferire un aspetto più “professionale” alle vostre bottiglie, aiuteranno a ricordare la qualità, la provenienza e soprattutto l’annata del vino contenuto all’interno e quindi vi aiuteranno a non lasciare indietro bottiglie che non possono essere invecchiate.

L’ ABC dell’imbottigliamento (parte 1)

Molte persone amano ancora curare il proprio vino imbottigliandolo da sé e, in tempo di crisi, questo piacere del “fai da te” può consentire anche un piccolo risparmio utile al bilancio familiare. E’ possibile invece acquistare ottimi vini, sia rossi che bianchi, anche a prezzi accessibili, che si prestano ad essere consumati giovani e per questo più adatti ad una gestione casalinga.

è possibile acquistare vino sfuso, rosso o bianco, in damigiane da 23, 28 o 34 litri oppure in bag in box da 5,10 o 20 litri. Inoltre è possibile utilizzare per l’acquisto anche contenitori propri di differente capacità.

Vediamo ora come procedere:

1.La scelta delle bottiglie

In linea teorica diversi tipi di bottiglie si sposano a diversi tipi di vino ma, trattandosi di un consumo familiare, possiamo restringere al massimo la scelta.

schermata-2016-12-15-alle-10-13-16A noi piace molto la bordolese, attualmente la più utilizzata, adatta ad imbottigliare vini bianchi e rossi. Il successo della bordolese ha molti fondati motivi: la spalla larga trattiene eventuali depositi che possono essersi formati sul fondo ma non solo: è generalmente piuttosto leggera e offre una buona presa per cui risulta molto maneggevole, ha una base stretta che facilita lo stoccaggio e, di norma, è disponibile in diverse varietà di colore (bianco, verde e marrone) così da soddisfare un po’ tutte le esigenze.

schermata-2016-12-15-alle-10-14-35Se preferite una linea più classica, vi suggeriamo l’emiliana, è una bottiglia più resistente perché nasce per i vini mossi come il lambrusco, ed è facilmente reperibile nelle rivendite dove, in genere, si può acquistare a prezzi più convenienti e in piccoli lotti.

Quale colore? In genere per i vini rossi è indicato il colore marrone o verde e per i bianchi o rosati verde o bianco (per poter godere dei riflessi del vino). Tuttavia è importante ricordare che il vino soffre l’eccessiva esposizione alla luce e quindi se non potete proteggere adeguatamente le vostre bottiglie vi consigliamo di scegliere un colore scuro anche per i vini bianchi.

Bottiglie o bottiglioni? Nella bottiglia aperta il vino tende a ossidarsi e a perdere le proprie caratteristiche organolettiche piuttosto rapidamente. Se quindi non avete una famiglia molto numerosa vi consigliamo sicuramente le bottiglie da tre quarti. Se invece siete soliti aprire il vino in occasioni conviviali potete anche tranquillamente utilizzare bottiglioni da un litro e mezzo.

2.La scelta del tappo

Quella del tappo non è una scelta scontata: meglio approfondire le caratteristiche delle diverse tipologie di tappo per decidere qual’è la più adatta al tipo di vino acquistato e al proprio consumo

Old corks

In linea di massima vi consigliamo il tappo di sughero tradizionale (monoblocco di almeno 4,5 centimetri di lunghezza) oppure i tappi sintetici che possono essere una valida alternativa, specie se pensate di consumare il vostro vino nel giro di un anno, come di solito è per una scorta casalinga. Ma per i tappi sintetici di qualità il prezzo non scende molto. Un po’ di risparmio si po’ ottenere con l’acquisto di tappi di sughero agglomerato.

I tappi acquistati in eccesso possono essere conservati (non troppo a lungo se di sughero) per gli imbottigliamenti successivi purché ben chiusi e posti in un luogo pulito e asciutto (specie se di sughero). Leggete l’articolo con i consigli per la scelta del tappo, il suo utilizzo e per la consrevazione dei tappi di sughero per il vino.

tappi a vite e  i tappi a corona sono le tipologie più economiche e negli ultimi tempi sono rivalutati anche dal mondo professionale (ma nell’imbottigliamento professionale i tappi a vite sono differenti perché hanno un colletto di sicurezza e la capsula, quindi isolano molto di più il vino). E’ però importante controllare il buono stato del tappo (non riciclate i tappi a corona) e effettuare con cura la tappatura per evitare una precoce ossidazione e degradazione del vino.
Per precauzione, utilizzarteli solo se pensate di consumare il vino entro un periodo di tempo davvero breve.

3.La scelta del momento

La tradizione ci tramanda alcuni precetti su il periodo, il clima e la luna migliore per imbottigliare.
Per quanto riguarda il periodo dell’anno, dipende dalle vostre intenzioni:

  • se vi fa piacere imbottigliare un vino giovane, non vi dispiace un leggero residuo zuccherino che nel tempo potrebbe rendere il vino leggermente vivace, desiderate conservarne il più possibile le caratteristiche floreali e fruttate e se pensate di esaurire la vostra scorta entro l’anno, allora il periodo migliore per imbottigliare è intorno al mese di marzo(tradizionalmente all’inizio della primavera o nei giorni pasquali);
  • se invece preferite un vino più stabile e un po’ più maturo, che possa tranquillamente affrontare una giacenza in bottiglia di un paio danni e forse anche di più, allora dovrete attendere la fine dell’estate, agosto-settembre.

Anche sulle condizioni meteo ci sono delle raccomandazioni come, ad esempio, di imbottigliare in giornate senza pioggia e vento e non troppo fredde… tuttavia per i vini stabili, come quelli acquistati presso cantine professionali, e se si imbottiglia in un luogo chiuso e riparato queste non sono prescrizioni vincolanti.

La scelta della luna invece è un fattore importantissimo nella tradizione poiché le fasi lunari influenzerebbero significativamente alcune caratteristiche del vino. In effetti la scienza nega che la luce solare riflessa dalla luna o il magnetismo che ad esempio influenza le maree sortiscano alcun effetto sul vino in cantina.
E allora, se non bevete il vino solo per dissetarvi e non imbottigliate solo per risparmiare ma vi piace immergervi nella cultura e nella tradizione che il vino esprime, consultate il nostro calendario Le lune del 2018

Ricordate soprattutto di travasare il vino dalla damigiana prima possibile e comunque entro 20 giorni dall’acquisto; la damigiana non garantisce un buon livello di conservazione del vino per via della sua fragilità e per la difficile protezione all’aria. Per vini soggetti a rifermentazione, che possono diventare anche molto vivaci, come la bonarda, è opportuno imbottigliare entro due o tre giorni a massimo dall’acquisto.